Vigneti e vitigni

I vigneti

I vigneti si estendono su una superficie di circa 15 ha, nei comuni di Maruggio e Manduria , luoghi particolarmente vocati soprattutto per alcune varietà autoctone a bacca rossa, quali il Primitivo, il Negroamaro e la Malvasia nera .
Oltre agli impianti preesistenti all’acquisizione dell’azienda, quelli di Negroamaro e Malvasia nera posti di fronte all’antica Masseria e risalenti agli anni ’60 , e quelli di Primitivo, risalenti agli anni 70 e localizzati in agro di Manduria , a pochi km dal corpo principale, nel 2003 sono stati effettuati nuovi investimenti in impianti vitati, privilegiando cultivar autoctone e forme di allevamento e metodi di coltivazione orientati alla qualità.
Interessanti i risultati che si stanno ottenendo da un impianto sperimentale di Aglianico ove sono stati messi a dimora oltre 200 cloni differenti di questa antichissima varietà, ormai poco presente in Puglia.

I vitigni

La Puglia presenta una grande ricchezza di varietà autoctone nobili, alcune delle quali di provenienza dall’antica Grecia.
Terra di antica tradizione vitivinicola, l’area jonica si identifica principalmente in un vitigno: il Primitivo, emblema più rappresentativo del legame ancestrale tra l’uomo e questa terra.

Il Primitivo

Originario della Dalmazia, importato dagli Illiri più di duemila anni fa, condivide con lo Zinfandel Californiano lo stesso DNA.
Decantato nelle odi di Virgilio e di Orazio, il Primitivo è il più diretto erede dell’antico “merum” peuceta, è il vino storico per eccellenza della Puglia : lo stesso Plinio il Vecchio definiva Manduria, capitale di questo vino, città “viticulosa”, cioè piena di vigne.
La coltura di questo vitigno ha conosciuto fasi alterne: alla decadenza iniziata con i Romani, e protrattasi per tutto il Medioevo, seguì, alla fine del Settecento, una vera e propria rinascita, grazie ad un uomo di chiesa di Gioia del Colle, don Francesco Indellicati.
Questi osservò che tra i vitigni che usava coltivare uno giungeva a maturazione prima di tutti gli altri e dava un’uva particolarmente nera, dolce e gustosa che si poteva vendemmiare già a fine agosto. Dalla selezione di quella pianta nacque la prima monocoltura di “Primitivo”, nome dato per via della precoce maturazione della sua uva.
Dalle colline delle Murge, il Primitivo scese fino alla pianura tarantina e alle coste ioniche, dove attecchì molto bene, trovando un habitat favorevole al suo sviluppo e al miglioramento della qualità selezionata. Qui il vino risultava più alcolico, più corposo e più rosso-violaceo che altrove così che i francesi lo vollero quando verso la fine del 1880 la fillossera distrusse tutti i vigneti del Roussillon, Nacque così la “vocazione” al taglio del primitivo di Manduria e questa è stata la sua principale funzione per più di un secolo, funzione esercitata anche dopo il riconoscimento nel 1974 della Denominazione di origine controllata.
Negli ultimi anni il Primitivo ha rappresentato , insieme al Negroamaro, il protagonista del rinascimento vitivinicolo pugliese, anche per gli importanti cambiamenti intervenuti nella conduzione della vite e nella vinificazione.
Il disciplinare di produzione definisce le zone tipiche di coltivazione: i territori di Manduria, Sava, Torricella, Maruggio, Avetrana, Carosino, Monteparano, Leporano, Pulsano, Faggiano, Roccaforzata, San Giorgio Ionico, San Marzano di S. Giuseppe, Fragagnano, Lizzano, nonché Erchie e Torre S.Susanna in provincia di Brindisi.

Negroamaro

Il Negroamaro è il vitigno simbolo del Salento, dove domina incontrastato nella forma di allevamento tipica ad alberello e partecipa, in forma prevalente, alle maggiori D.O.C. delle Province di Brindisi e Lecce, ma è molto presente anche in terra jonica nelle varie IGT.
Vitigno a bacca rossa, con grappoli di colore nero-rossastro, matura tra la fine di settembre e la prima decade di ottobre. Vitigno eclettico, scarsamente produttivo, conferisce ai vini rossi pugliesi un tocco di leggerezza e di eleganza. Sovente viene accompagnato alla malvasia nera per smorzare la nota amarognola che lo contraddistingue e da cui , appunto, deriva la radice etimologica del nome dialettale “nieruamaru”.

La Malvasia nera

vitigno a bacca rossa con grappoli di media grandezza, con acini di colore nero-violaceo, di sapore tendente al dolce, matura tra la fine di settembre e la prima decade di ottobre.
Da origine ad un vino di colore rosso intenso, con venature violacee, può essere utilizzato per la produzione di vini dolci naturali o di passiti. Fa parte della grande famiglia delle “malvasie” di origine greca, introdotte in Europa dai mercanti veneziani nel XIII secolo.

L’Aglianico

L’Aglianico, vitigno di antichissima coltivazione nell’Italia meridionale e particolarmente in Campania, Basilicata e Puglia, è stato introdotto in Italia dai Greci nell’ VIII secolo a. C., il suo nome deriva dalla trasformazione della parola Hellenico o Hellanico, avvenuta sotto la dominazione spagnola, intorno al 1500 .
Iscritto fra le varietà idonee alla coltivazione in tutte le province pugliesi , è un vitigno a germogliamento tardivo e quindi a maturazione tardiva ( intorno alla seconda decade di ottobre).
Le uve che ne derivano, se vinificate in purezza, danno un vino dal colore rosso rubino, più o meno granato vivo, dal profumo delicato e caratteristico, ricco di estratto, alcolico e giustamente tannico, particolarmente indicato per l’invecchiamento, tanto da essere considerato, per la sua longevità, il Barolo del sud.